Il Bassotto e la Regina

img_3269

Il bassotto e la regina è un libro scritto da Melania G. Mazzucco, edito da Einaudi e pubblicato nel 2012.

Di questa storia non definirò il genere letterario, essendo un impreciso miscuglio tra favole e fiaba, mi limiterò a specificare che non si tratta di un racconto solo per bambini.

I protagonisti del racconto sono animali: coraggiosi, impavidi, fedeli, orgogliosi e altruisti; a questi si affiancano gli uomini che di magico e fantasioso hanno ben poco.

Non volendo proporre un riassunto né tantomeno spoilerare nulla, passerò direttamente agli apprezzamenti.

Ho amato innanzitutto le dimensione, parliamo di un libro che tutto considerato non supera le 70 pagine. Potrebbe sembrarvi insolito, ma sono sicura di trovare consensi per questa mia affermazione, che di una storia se ne apprezzino innanzitutto le piccole dimensioni, ma quando si è sempre di corsa trovare il tempo per leggere è davvero difficile  e con storie molto lunghe facilmente si perde il filo del discorso.

La storia si camuffa da favola per raccontare con “leggerezza” argomenti seri e delicati, da spiegare ai più piccoli ma di cui anche i grandi dovrebbero prendere consapevolezza.

Un libro che fa riflettere e su cui riflettere, un libro che ti sbalordisce e tramortisce, un libro da leggere.

Fatemi sapere che ne pensate, se qualcuno di voi l’ha letto o se lo ha fatto leggere ai più piccoli. Vi aspetto qui sotto nei commenti.

Alla prossima recensione.

Miriam

Dopo di Te

img_3255

Nonostante il fatto che io non sia mai stata un’amante dei sequel, soprattutto se non pensati sin dall’inizio, come nel caso di Harry Potter, ho affrontato il libro senza essere prevenuta nei suoi confronti. Ho amato Io prima di te e pensavo di potermi innamorare di Dopo di te. Non è stato così.

Procediamo con ordine: Dopo di te è l’attesissimo seguito di Io prima di te scritto da Jojo Moyes e pubblicato da Mondadori nel maggio del 2016. Ritroviamo Louisa due anni dopo la morte di Will  intenta a fronteggiare una serie di vicissitudini che sconvolgeranno nuovamente e completamente la sua vita.

Ora, dopo averlo presentato, concedetemi di passare alle critiche. Perché non mi è piaciuto? Potrei dire tante cose ma, per evitare spoiler, mi limiterò a descrivere due macro problemi che ho riscontrato nel corso della lettura, o almeno lo sono stati per me.

In Io prima di te lasciamo Louisa alle prese con la sua nuova vita, con in mano la lettera di Will, un conto a lei intestato, tante cose da fare e il suo immenso dolore. Nel mio immaginario Louisa avrebbe pianto la scomparsa di Will ma avrebbe “vissuto bene”, come lui le aveva chiesto nella lettera, possibilmente realizzando il sogno di iscriversi ad una scuola di moda, oppure cercando casa e trovando, forse, poi un nuovo amore. Tutte le mie illusioni si sono scontrate con la triste realtà del libro e tutto quello che io volevo solo immaginare è diventato realtà…

Un altro grande problema è che tutta la storia ha dell’incredibile! Già in Io prima di te avevo avuto questa sensazione, ma il tema trattato e  le forti emozioni provate l’hanno acquietata; qui, invece, è uscita più prepotente che mai! Non credo sia possibile nella vita reale vivere, o gestire, tutte queste situazioni, nonostante certo al giorno d’oggi se ne sentano di tutti i colori! Questo seguito mi è sembrato sforzarsi di voler dare un senso ad ogni cosa fino all’inverosimile, quando non sempre tutto ha un senso e questo era il vero punto di forza di Io prima di te.

Il libro, per intenderci, è ben scritto, come nello stile della Moyes, ed è inutile dire che non è assolutamente ai livelli di Io prima di te, dato che nessuno se lo aspettava. Resta il fatto che, personalmente parlando,  poteva non essere scritto o almeno io avrei preferito non leggerlo,  e so che questa opinione potrebbe scontrarsi con quella di molti voi lettori. Non voglio certamente convincere nessuno, ognuno in coscienza scelga se leggerlo o meno, poi tornate qui così ne possiamo parlare insieme.

Aspetto vostri commenti, alla prossima recensione!

Miriam.

 

 

 

L’Isola del Tesoro

lisola-del-tesoro-doc-1

L’Isola del Tesoro (1883) di Robert Louis Stevenson è considerato uno dei più celebri romanzi per ragazzi di tutti i tempi.

La storia narra di un adolescente, Jim Hawkins che per un brutto scherzo del destino viene coinvolto nell’avventurosa ricerca dell’Isola del Tesoro. Tra pirati, ammutinamenti, battaglie e colpi di cannoni Jim si ritroverà costretto a compiere delle scelte e, suo malgrado, a dover crescere.

Le vicende sono raccontate dallo stesso Jim, ormai adulto, e viene considerato un romanzo di formazione nonostante alcuni elementi risultino inusuali, rispetto a quelli tipici dei racconti pedagogici dell’epoca. A differenza di David Copperfield e Le avventure di Pinocchio dove il personaggio era “negativo” già a partire dalla descrizione fisica, per poi passare a quella caratteriale e infine per coincidere con quella reale, nel L’Isola del Tesoro si rimane in una sorta di ambiguità morale dove non sempre si è completamenti buoni ma neanche completamente cattivi (Long John Silver), rispecchiando in questo modo ciò che accade nella vita di tutti i giorni.

Quando ci si approccia ad una lettura classica, ci si scontra sia con la grande critica del passato sia con l’opinione comune e potersi fare un’idea propria risulta sempre difficile, per non dire rischioso. La banalità è dietro l’angolo e la possibilità di essere superficiali incombe sul lettore come una spada di Damocle, perciò spero che nessuno si risentirà del parere di una semplice lettrice, poco esperta, troppo chiacchierona e in vena di dare qui la sua opinione in merito!

L’Isola del Tesoro è da sempre considerato un romanzo prettamente maschile perché classificato come genere d’avventura, pieno di pirati, d’armi ma, oggi, questo stereotipo è stato superato e posso affermare con certezza che la storia risulta piacevole “anche” per una ragazza.

Il ritmo narrativo sembra seguire i movimenti del mare. Si intervallano momenti di calma, poi dolcemente ondulatori e infine burrascosi ed è questa la parte più antipatica del libro, il procedere a volte lento e a volte così veloce rende, a mio avviso, la lettura poco scorrevole e l’uso continuo di termini tecnici, riguardo la navigazione, non aiuta un lettore, poco esperto del campo, ad entrare nella storia.

L’aspetto che più mi affascina nei romanzi definiti di “formazione” è vedere il cambiamento del protagonista, in particolare gli elementi che lo caratterizzano all’inizio del racconto e che si trasformano con il susseguirsi degli eventi. Jim è un adolescente con un’alta reputazione di sé, che facilmente si lascia andare a giudizi affrettati e superficiali ed è questo il dettaglio che nel corso della storia cambia, imparerà a sue spese che l’apparenza inganna e che è importante giudicare solo le azioni. Jim cresce e da ragazzo a cui badare diventa un uomo capace di osservare, pensare e agire come tale.

Ad ogni modo è un romanzo classico da leggere adatto ai più giovani, come Jim, e agli adulti che non hanno dimenticato il brivido e il fascino dell’adolescenza e l’idea che ad ogni nuova esperienza è legata un’avventura.

E voi l’avete letto? Cosa ne pensate? Vi aspetto qui, per commentarlo insieme!!

Vi lascio il link per acquistarlo a poco:

http://www.ebay.it/itm/LIsola-del-Tesoro-Stevenson-Usato-Mondadori-1957-/152261842688?hash=item2373835700

A presto, Miriam

Leggere la disabilità

img_3145

Ci sono libri che è impossibile non divorare, altri assaporare e altri per cui bisogna sedersi, munirsi di carta e penna , e leggere con calma. è questo ultimo il caso di Leggere la disabilità di Martina Naccarato, edito da Gattomerlino e pubblicato nell’agosto 2016.

Martina Naccarato, classe 1988, è una ragazza disabile di Arezzo che  recentemente si è laureata in Lingue e Letterature Europee Americane e, in questo libro, è contenuto il nucleo essenziale della sua tesi di laurea.

Come si intuisce dal titolo, il saggio tratta della disabilità. L’argomento, per quanto delicato e a volte controverso, viene affrontato dall’autrice in maniera diretta, senza mezzi termini e senza indorare la pillola. Il testo si può dividere in tre sezioni: nella prima è esposta la tesi, nella seconda  si riportano esempi a favore della tesi, nella terza si leggono testimonianze reali.

Nella prima parte l’autrice definisce la disabilità attraverso due macro concetti, quello della diversità e quello di normalità. Queste due idee, che sembrano contrapporsi l’una all’altra, stando all’analisi dell’autrice, sono in realtà costruzioni mentali dal momento che in natura ogni cosa è differente. L’autrice conclude affermando che è solo attraverso la letteratura e il cinema, con la loro capacità di narrare l’inenarrabile, che si può guardare oltre la diversità dell’altro.

Nella seconda parte si riportano esempi di supporti letterari (Libri Tattili), libri per l’infanzia, romanzi, biografie e autobiografie che, attraverso il modo di raccontare la disabilità e di approcciarsi al mondo del “diverso”, riescono a mettere il soggetto nella condizione di comunicare con l’ “altra parte” del mondo. Una nota a sé merita l’analisi del testo poetico Ti aspetterò alle otto di Pierluigi Lenzi, di cui troviamo la testimonianza più avanti. Le poesie, di cui vengono riportati i testi, mostrano in tutta la loro chiarezza i timori, le paure e l’angoscia che può provare una persona con disabilità, ma allo stesso tempo evidenzia l’ipocrisia di chi pensa di poter capire le emozioni dell’altro, e la forza, la voglia ancora di vivere e di prendere le proprie decisioni.

Nell’ultima sezione l’autrice decide di arricchire la sua tesi, riportando alcune testimonianze di persone che della disabilità hanno fatto la loro forza, tutte diverse e allo stesso tempo tutte simili. C’è chi ha scoperto la malattia in tarda età, chi da giovane, chi ha avuto un incidente eppure tutti a loro modo hanno dovuto “fare i conti” con questa realtà, tutti ne sono rimasti spiazzati ma hanno deciso di reagire e di continuare a vivere.

Pierluigi Lenzi afferma che bisogna imparare “che, per quanto doloroso, i propri limiti vanno riconosciuti e se non si compie questo atto di umiltà il rischio è di intraprendere battaglie sproporzionate rispetto alle proprie possibilità e destinate a fallire“. È  pensiero comune che per affrontare i problemi il miglior modo sia fingere che essi non esistano ma quello che si evince dalle testimonianze è che è il proprio “problema”, la propria disabilità ad essere la vera normalità e la vera forza e che proprio da questa condizione  tutti hanno riscoperto il coraggio di vivere e di affrontare a pieno la vita.

Leggere questo testo non mi ha dato risposte, ma ha fatto sì che mi ponessi molte domande. Non mi ha dato soluzioni, ma spunti di riflessioni. è un saggio consigliato a chi lavora in questo campo, a chi non si è mai approcciato a questo mondo, a chi si chiede cosa può fare di più per gli altri, a chi pensa che non ce la farà, poiché è solo leggendo che si superano le barriere.

Per chi lo desidera sabato 12 novembre alle ore 17 in Via Borgo Vittorio,95 (Roma) l’autrice presenterà il suo saggio!! Io ci sarò e chiunque voglia partecipare è  benvenuto!

Vi aspetto come sempre nei commenti

A presto, Miriam